giovedì 22 marzo 2012

Articolo 18, Bersani al governo: ''La riforma va cambiata''

SPECIALE TRATTATIVA SUL LAVORO ALLA PAGINA PD NAZIONALE

Ieri a Porta a Porta: "Non accettiamo diktat. No a un decreto legge". I malumori della base Pd. La Cgil annuncia 16 ore di sciopero. Napolitano con Monti.

Angelo Angeli
 "Il governo non può dirci prendere o lasciare. Un decreto non esiste in natura. La questione dell'articolo 18 bisognava affrontarla alla tedesca, non alla americana e così è venuta fuori una cosa che non condivido. Diventeranno tutti licenziamenti per cause economiche e se anche fossero giudicate non veritiere, il datore di lavoro se la caverebbe con 15 mensilità, si squilibriano i rapporti di forza, non bisogna necessariamente essere Susanna Camusso per dirlo". Ieri a Porta a Porta Pierluigi Bersani ha spiegato in diretta quello che aveva già accennato nel pomeriggio: il Pd è contrario alla bozza di riforma del mercato del Lavoro elaborata dal governo. Ed è pronto a intervenire in Parlamento per correggere quelle cose che "non vanno bene". 

La Camusso annuncia 16 ore di sciopero

"Questa riforma non crea un solo posto di lavoro. Quindi non spacciamolo per un provvedimento per la crescita". Così il segretario della Cgil, Susanna Camusso, nella conferenza stampa di questo pomeriggio.
"Il Governo - dice - non è attento a coesione sociale. E scarica sui lavoratori i veri costi della riforma''.

Ancora, per il segretario della Cgil, "Monti vuole dire che in Italia i licenziamenti sono più facili. C'e' il rischio di un uso indiscriminato, contro i lavoratori, dei licenziamenti economici". 
Intanto il presidente della Repubblica torna a difendere la riforma.
"Non può essere identificata con la sola modifica dell'articolo 18: per poter dare un giudizio bisogna vedere il quadro di insieme'': chiarisce il Capo dello Stato sostenendo quindi l'operato di Monti e della Fornero.
Ma non solo. Napolitano ha anche esortato l'esecutivo ad andare avanti spedito: "Il governo decida la forma legislativa (decreto legge o legge delega ndr.), poi la parola vada al Parlamento".
 La Camusso su ammortizzatori e precarietà

La Camusso giudica comunque positive alcune proproste contenute nella riforma del lavoro, come le norma sulla precarietà, che definisce "un passo importante". "Per la prima volta in questo Paese - dice - si comincia a invertire la tendenza".

Sugli ammortizzatori sociali, sostiene invece che la riforma "ha permesso di ampliare la platea di coloro che ne potranno usufruire, ma non siamo di fronte a un sistema universale''. E ancora: ''Anche lo stanziamento delle risorse non sembra sia all'altezza di un sistema universale''.
La riforma, ha aggiunto, ''ha i suoi limiti'', e la non cancellazione della cassa integrazione straordinaria la si deve solo alla strenua difesa da parte dei sindacati".
La Camusso ha poi attaccato il governo sulla presunta estensione dell'articolo 18 agli statali, cosa che per il sindacato non è possibile.
"Preoccupa il fatto - sottolinea quindi la Camusso - che si dicano apertamente simili bugie''.

Bersani: "Mi ritiro, ma non voto questo articolo 18"

Nonostante la nuova uscita di Napolitano, è amareggiatissimo il commento del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
"Se devo concludere la vita dando il via libera alla monetizzazione del lavoro, io non la concludo così. Non so come faremo, ma dobbiamo chiedere dei passi avanti". Per "vita" c'è da intendere, ovviamente, la "vita politica".
Bersani poi ribadisce che deve essere sempre un giudice a decidere sul reintegro di un lavoratore licenziato.

La Cgil: sciopero di 16 ore

Se Monti dice "Andiamo avanti", la Cgil risponde con lo sciopero. Prima ancora della conferenza stampa di Susanna Camusso, (iniziata alle 18), dal sindacato di Corso d'Italia fanno sapere che è in programma uno sciopero generale di 8 ore. La notizia arriva via Twitter, con un cinguettio il direttivo nazionale parla di sciopero e di manifestazioni su tutto il territorio nazionale, e propone un pacchetto di 16 ore di mobilitazione contro "l'ipotesi di riforma del mercato del lavoro e contro la cancellazione dell'articolo 18".

La data è ancora da definirsi,  ma, ancora una volta via Twitter, la segreteria Cgil, qualche minuto più tardi dichiara che "non sarà una fiammata". "Abbiamo il dovere di portare a casa i risultati prima di un biennio di espulsioni di massa da aziende". 
L'Ue sostiene Monti
Poco importa al sindacato di Corso d'Italia se l'Ue appoggia la riforma del lavoro Monti-Fornero. "Ha intenzione di dinamizzare il mercato del lavoro, corrisponde al nostro obiettivo di creare un mercato più dinamico e la sua direzione è degna di sostegno",  ha detto il commissario Ue all'Occupazione Lazlo Andor, precisando come la riforma abbia un'"ambizione notevole".
 La Fiom: "Pronti a tutto"
Anche la Fiom è sul piede di guerra. "Cancellare l'articolo 18 è una follia. Siamo printi a tutto", ha detto il segretario dei metalmeccanici Maurizio Landini. "Questa riforma non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori ma rende più facili i licenziamenti. Sarà contrastata con ogni mezzo e con ogni forma di protesta democratica nelle fabbriche e nel Paese", ha concluso.
 Critico anche Bersani
Insomma, lo scontro nel paese si radicalizza. E la Cgil non è sola.
"Accordo? Non so se si può chiamarlo così": è molto critico anche Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, sulla piega che hanno preso le questioni della riforma del mercato del lavoro.
Ancor più duro Stefano Fassin, responsabile economico del Pd: "Quando Monti in conferenza stampa ha parlato di accordo di tutti, tranne che della Cgil, mi è parso di risentire Sacconi".
Ma il partito come al solito è spaccato. Non a caso il vicesegretario Enrico Letta ieri sera ha prontamente detto: "Il voto contrario del Pd è da escludere".


Di Pietro: "Sarà un Vietnam"

L'Idv, invece, non ha alcuna esitazione ad appoggiare la Cgil. "Siamo pronti ad un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati", ha annunciato il leader Antonio Di Pietro.


Anche la polizia con la Cgil
Richiama al buon senso il governo anche  il segretario nazionale dell'associazione funzionari di polizia, Enzo Letizia: "In piena recessione è evidente il rischio di una spaccatura sociale del paese che può alimentare pericolose derive anche di natura eversiva. Con il solo indennizzo per il lavoratore licenziato ingiustamente passerebbe  un messaggio assai negativo quello che con un pò di denaro si ha la libertà di togliere illegittimamente il futuro alle persone".

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