venerdì 6 maggio 2011

LA FINE DELLA LIBERA INFORMAZIONE




Il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla si presenta alle telecamere dopo l'approvazione del decreto sviluppo: “Va bene se faccio tre dichiarazioni io?”. La risposta è un silenzio assenso così il ministro registra il suo monologo. Che tutti i telegiornali trasmetteranno senza fiatare




In principio era il panino. Vale a dire il servizio del tg per raccontare la giornata politica, inventato da Clemente J. Mimun quando era direttore del Tg2 della Rai. L'attuale direttore del Tg5, a metà del 2000 - al governo c’era Silvio Berlusconi - aveva un modo ingegnoso per fare in modo che la voce dell’opposizione venisse sempre schiacciata. Venivano mandate in onda per prime le dichiarazioni degli esponenti del governo (ministri o sottosegretari), poi era il turno del centrosinistra, e, infine, uno o più esponenti della maggioranza. L’ultima parola in questo modo spettava sempre a loro. Oggi il panino non serve più, è in voga un altro sistema che pochi conoscono: il comunicato stampa vivente. Ne è un esempio lampante quanto avvenuto oggi nella sede della presidenza del Consiglio dei ministri con il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Il ministro cortesemente annuncia: “Va bene se faccio qualche dichiarazione io?”. Nessuno dei presenti fiata, anche perché i giornalisti non vengono fatti entrare. I microfoni che vengono mostrati ai telespettatori sono tenuti in mano dagli operatori. E quindi chi guarda il telegiornale pensa di informarsi, quando invece quello che vede è solo propaganda...
Etichettate come ‘dichiarazioni alla stampa’, la prassi è questa: gli addetti dell’ufficio stampa della presidenza del Consiglio dei ministri o gli uffici stampa del ministro o sottosegretario di turno, convocano solo gli operatori dei Tg (pubblici e privati). Vige una selezione durissima degli addetti alla comunicazione di Palazzo Chigi. A raccogliere, infatti, le dichiarazioni devono esserci solo i cameraman, già se si è giornalisti muniti di telecamera palmare, si viene esclusi. E così prende il via il teatrino dell’informazione senza giornalisti. Il politico ha la sua bella scenografia fatta di microfoni con tanto di logo delle ‘grandi’ testate che fanno capire ai telespettatori che sotto il naso del politico c’è un cronista in carne e ossa, pronto a ‘sferrare’ una domanda. Una messinscena. Nel gergo degli addetti del settore del giornalismo parlamentare, la selva di microfoni pronti a registrare le frasi del politico di turno viene definita: ‘la smicrofonata’.

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