domenica 22 maggio 2011

Rivolta a Reggio contro le bandiere vietate Riempito il centro, la espone anche il parroco

Sul balcone sventola bandiera… d’acqua. Ha provocato una vera e propria reazione popolare tra i sostenitori dei referendum del 12-13 la denuncia del Pdl reggiano nei confronti di chi espone le bandiere referendarie pro acqua pubblica e contro il nucleare. Così il sindaco di Novellara, il paese dove era partita la denuncia, Raul Daoli (Pd) ha fatto marcia indietro non solo sulle multe, ma ora chiede ai vigili urbani di lasciare i vessili lì dove sono.

“Distinguerei i casi di propaganda dalla manifestazione del pensiero”. A Reggio Emilia dove il consigliere provinciale del Pdl Massimiliano Camurani aveva fatto denuncia per un intervento analogo il sindaco di Reggio ha dato ordine, appellandosi ad una sentenza della Corte Costituzionale del 1995, di lasciare dove sono i drappi. Non poteva essere diversamente visto il grandissimo numero di bandiere che oramai sono esposte in tutta la provincia.
“Ne abbiamo vendute oltre cinquemila da inizio della campagna, la maggior parte in questi ultimi due giorni”, spiega Tommaso Dotti coordinatore del Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia che ha rilanciato sulla questione. “Il balcone è mio e lo gestisco io“,  lo slogan usato dai referendari pro acqua pubblica. La gente ha risposto aumentando i vessilli esposti. Il record è di via Roma, a Reggio Emilia, la centralissima strada che una volta era il fulcro del quartiere del “Popòl Giòst” il rione più tipico della città, dove si parlava dialetto reggiano alla rovescia, l’arsave, per non essere riconosciuti dalla polizia (i ladri di polli) o dai fascisti (durante il regime). Nella centralissima via Roma, che scherzo del destino vede anche la presenza della sede del Pdl (e una volta del Msi poi diventato An) sono oltre cento le bandiere esposte. Sia fuori dalla Camera del Lavoro, la Cgil ha aderito alla campagna, ma anche dai balconi e le finestre di abitazioni di cittadini normali. Tanti anche i bar che espongono il vessillo. “Non ci penso nemmeno di levarlo, anzi ne compro un altro”.

Così mentre il sindaco di Reggio Graziano Delrio fa sapere che “non intende rimuovere le bandiere dai balconi” e la consigliera Pdl di Novellara Cristina Fantinati ribatte “la sentenza del 1995 non c’entra nulla con il referendum di giugno” le bandiere vengono esposte anche da parte di parroci. Come succede fuori dall’oratorio Cristo Re di Novellara dove campeggia lo striscione “Acqua dono di Dio, bene comune diritto di tutti“. “Subito l’avevo rimosso vista la polemica ma i ragazzi sono saliti sulle finestre e mi hanno detto di riappendiamolo” speiga don Candido Bizzarri.

Lo stesso fa don Emanuele Benatti, resposnsabile del Centro Missionario, che una settimana fa aveva appoggiato il referendum con il vescovo di Reggio Adriano Caprioli. “Mi viene da ridere continuerò a esporre le bandiere. Chi ha alzato la polemica vuole solo abbassare il quorum”. In tanti oltre a quella a favore del si per l’acqua pubblica ora richiedono quelle contro il nucleare preparate dal comitato reggiano “Si rinnovabili, no nucleare”. “In questi ultimi due giorni abbiamo ricevuto le richieste di centinaia di cittadini” spiega il giovanissimo Davide Valeriani, coordinatore del comitato e consigliere di quartiere del Movimento 5 Stelle.

Intanto anche nel Pdl si registrano le prime crepe. “Non esagerei rispetto a chi espone vessilli nelle proprie abitazioni” dice il consigliere regionale Fabio Filippi, mentre la Lega Nord non è intervenuta nella polemica lasciando solo il partito alleato. Roberto Ferrari, segretario provinciale del Pd Roberto Ferrari ironizza: “Via pure quelle del Milan”.

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